omofobia e dintorni

Sintetizziamo alcune tesi su questo tema:

1. Gli orientamenti sessuali “diversi” (dalla eterosessualità) sono, mettiamoci pure “con ogni probabilità”, patologici.

1.1.1. Infatti, da un punto di vista filosofico, la corporeità non può essere separata dallo spirito (e dalla psiche) e quindi l’agire “fisico” non è senza rapporto con l’integralità della persona, che è al suo vertice ricerca di senso compiuto, in una vita che è segnata dalla sempre incombente possibilità della morte, da un lato, e dalla ricerca di una felicità totale e senza fine dall’altro.

1.1.2. Può l’essere umano, in quanto unità fisico-spirituale, realizzarsi in una pura fisicità? Nella ricerca compulsiva di un piacere che non ha sbocchi biologicamente utili?

1.1.3. In ogni caso separare la componente psichica-spirituale da quella corporea, come fa chi sgancia la consapevolezza della propria identità (psichica) sessuale dal “sesso biologico”, è scorretto. Lo è senz’altro in un’ottica teistica.

1.2.1. Da un punto di vista psicologico appare estremamente probabile che gli orientamenti “diversi” nascano da comportamenti patologici (da un punto di vista etico: egoistici) dei genitori, che soprattutto nell’età infantile hanno in qualche modo ipotecato la affettività del figlio/a per una pretesa possessiva su di lui (/lei).

1.2.2. Appare quindi da escludere che l’orientamento “diverso” nasca da un lato da una luciferina libera volontà di stravolgere la “natura” (il che non si spiegherebbe, in quanto tale orientamento comporta senza paragone più sofferenze che gratificazioni), come d’altro lato da una radice biologica (senza peraltro che si possa del tutto escludere). Osserviamo en passant che se fosse vera questa seconda alternativa non avrebbe ragion d’essere qualsiasi opposizione morale o religiosa al comportamento “diverso”, perché esso esprimerebbe la “natura” del soggetto in questione.

2. I comportamenti sessuali diversi dalla genitalità all’interno di una unione eterosessuale stabile di reciproco amore, non sono, dal punto di vista cristiano, pienamente etici. Su questo esiste una tradizione molto estesa sia a livello di Magistero sia a livello di giudizi espressi da santi. Del resto la cosa è in qualche modo deducibile dal punto 1.1 sopra esposto.

3. Ciò non significa che un cristiano debba avere un atteggiamento di odio, o di violenza, fosse pure solo verbale, o di discriminazione, non solo verso chi avverte in sé un orientamento “diverso” (il che del resto, essendo l’egoismo un fenomeno universale, riguarda, sia pure in grado anche molto diverso, un po’ tutti, tranne la Sacra Famiglia), ma anche verso chi attua comportamenti “diversi”.

3.1. Uno infatti può sperare che l’altro cambi, senza forzarlo con la violenza e l’imposizione. Senza coercizione. Anche perché un bene fatto (o un male evitato) per costrizione non ha grande valore etico: non siamo schiavi di Dio, ma Suoi amici. L’origine di una vera eticità non è la paura, ma la gratitudine.

3.2. Eppure l’opposizione alla legge contro le discriminazioni e le violenze nasce (almeno anche) dall’idea che i “diversi” debbano essere puniti e soffrire. Infatti se uno impedisce una legge che punisce chi aggredisce, vuole che l’aggressore non sia punito, quindi vuole che l’aggredito soffra in silenzio. Perché questo? Probabilmente perché pensa che i “diversi” non siano tali perché hanno dentro di loro un orientamento indipendente dalla loro volontà, ma “scelgano il vizio” per una luciferina volontà di sconquassare la natura. Ma più a monte ancora di questa (più o meno conscia) convinzione, c’è l’idea che la trasgressione “diversa” sia una cosa bella e desiderabile, che i “diversi” siano dei furbacchioni che si godono la vita più di chiunque altro, gustando deliziosi frutti proibiti. Che in fondo anche loro, gli omofobi, si rammaricano di non poter gustare, si direbbe…

Ma la realtà è diversa: gli orientamenti “diversi” sono sempre frutto di dinamiche psichiche segnate da sofferenza.

4. L’omofobia esiste: basta digitare su un qualsiasi motore di ricerca parole chiave come «bullismo omofobo» o «gay pestato» per veder comparire una pletora di notizie e di immagini che dicono di una violenza diffusa e grave.

Senza contare il fatto che i casi che vengono allo scoperto sono solo la punta di un iceberg, perché, come nel caso di molte donne violentate, le vittime il più delle volte si vergognano di sporgere denuncia.

Al riguardo possiamo riportare un brano dal romanzo Benedizione di Kent Haruf (nel suo stile l’autore americano non usa le virgolette, ma dovrebbe comunque essere chiaro quali siano i discorsi diretti)

«Quando Frank aveva quindici anni e Lorraine diciotto ed entrambi frequentavano la High School di Holt, una volta, di sera tardi, lui andò nella sua camera. Lorraine indossava un pigiama invernale e stava leggendo con il volume della radio al minimo. Frank rimase sulla soglia a fissarla. Cosa c’è che non va? chiese lei. Lui entrò e chiuse la porta. Vieni qui, lo invitò. Lui si avvicinò al letto e rimase lì. Dimmi. L’hanno fatto di nuovo, disse. Oh, no. Cosa è successo stavolta? Lui glielo raccontò. Quel pomeriggio, dopo l’allenamento di football, alcuni degli studenti più anziani e un paio tra i più giovani gli erano saltati addosso mentre stava uscendo dalla doccia e l’avevano immobilizzato per terra, in un angolo, ancora nudo e bagnato. Quindi l’avevano girato a pancia in giù e riempito di botte sul sedere e sulla testa, ridendo e chiamandolo come lo chiamavano sempre, e poi l’avevano rigirato e uno dei ragazzi nudi si era seduto sulla sua faccia. Guardatelo. Gli piace. Uno dei ragazzi gli aveva afferrato l’uccello e lo aveva mosso su e giù insultandolo, mentre gli altri lo pizzicavano e gli facevano male. Un altro gli aveva tenuto un braccio sulla gola, impedendogli di respirare. Poi l’allenatore aveva finalmente sentito le urla e il rumore ed era arrivato dal corridoio. Che diavolo fate? Voi ragazzi andatevene via da qui. Subito. Maledizione, fuori di qui. Quelli erano balzati in piedi, avevano preso i vestiti dagli armadietti ed erano corsi via. Lui era rimasto fermo nell’angolo dove l’avevano lasciato, nudo e fradicio. Poi si era alzato, tremava ed era scosso da brividi incontrollabili, e si era girato di spalle, cercando di nascondersi. Cos’è successo? aveva chiesto l’allenatore. Che cosa diavolo sta succedendo qui? Lui non aveva detto nulla. Aveva continuato a tremare, si sentiva bruciare dappertutto. L’allenatore lo aveva fissato a lungo. Farai meglio ad andare a casa. Non mi piace questa storia. Forza, vai. Sto andando. Che cosa hai fatto a quei ragazzi? Qualcosa devi avere fatto. Non ho fatto proprio niente a quei figli di puttana. Be’. Non so. Pensi di stare bene? Sei ferito? Sto bene. Vestiti, allora. Forza, vai. L’allenatore lo aveva guardato ancora per un po’ scuotendo il capo, poi si era girato ed era tornato nel suo ufficio in fondo al corridoio. Lui era andato in bagno, si era soffiato il naso nella carta igienica e si era lavato la faccia in uno dei lavandini, prima di rivestirsi e uscire. Non ci torno più, disse alla sorella. Basta. Me ne vado. Non me ne frega niente. Non sei costretto a tornarci. Non dovresti farlo. Quei fottuti pezzi di merda. Scoppiò a piangere, con le spalle che sussultavano.»

E senza contare che la violenza fisica, a sua volta, è solo una parte delle vessazioni che deve subire chi è “diverso”: per fare solo un banale esempio il doversi sorbire commenti offensivi di alcuni quando sale su mezzi di trasporto pubblici. Ma basterebbe che uno facesse questo test: se tuo figlio ti dicesse che è gay, tu come reagiresti? Quindi: sarebbe libero di dirtelo? E, se una risposta sincera, come immagino, sarebbe “no”, non credi che questo significhi vessazione, cioè non-libertà di essere quello che uno si sente di essere, nemmeno con i propri cari?

5.1. Io credo che l’insegnamento della Chiesa riguardo al comportamento omosessuale non sarà soggetto a variazioni in futuro. In ogni caso la Chiesa, come ogni realtà associativa, deve essere libera di dire tutto ciò che non comporta, come sua conseguenza inevitabile, un danno ad altri. E credo che dire che il comportamento omosessuale (il comportamento è qualcosa che uno sceglie di attuare, non va confuso con l’orientamento, che è dato) è moralmente illecito, aggiungendo subito dopo, come fa il Catechismo, che verso i “diversi” occorre evitare qualsiasi atteggiamento irrispettoso, non possa cadere in alcun modo sotto la categoria di istigazione all’odio.

5.2. In ogni caso dato che il problema omofobia esiste, si deve fare una legge che tuteli chi sarebbe vessato a motivo di ciò che è, e non di ciò che fa. Purché sia una buona legge, che sanzioni comportamenti violenti e vessatori, e non sanzioni le idee, nella misura in cui queste non istigano (come non fanno le idee espresse nel Catechismo) all’odio e alla violenza.

5.3. Si dice che una legge contro l’omofobia sarebbe inutile perché già adesso chi commette violenza contro un altro è punito, dalle leggi ordinarie. Si dice che la persona è già tutelata. Ora, la persona è tutelata, sì, ma in quanto persona, non in quanto appartene a una categoria a cui non ha scelto di appartenere, cioè non è tutelata per quello che è. Una persona “diversa” può subire violenza, verbale o fisica, anche da persone che nemmeno la conoscono e che pertanto non hanno niente di personale contro di lei, come è il caso della quasi totalità delle aggressioni omofobe. Non è che la persona viene aggredita perché l’aggressore ha un conto personale in sospeso da regolare, ad esempio perché l’aggredito gli ha soffiato la fidanzata o gli ha rovinato lo specchietto dell’auto. No: la persona aggredita non viene aggredita per qualcosa che ha fatto (all’aggressore), ma per qualcosa che è, e che non causa nessun danno all’aggressore, almeno non oggettivamente determinabile, ma al più delle emozioni interiori sgradevoli.

Un occhio nero è sempre un occhio nero, d’accordo, ma se ti fanno un occhio nero per qualcosa che hai fatto è la stessa cosa che se ti fanno un occhio nero per qualcosa che sei? Dove “qualcosa che hai fatto” dipende dalla tua volontà, mentre “qualcosa che sei” non dipende dalla tua volontà. Dal punto di vista oggettivo mettiamo che sia lo stesso dolore e la stessa identica entità di danno fisico. Ma sarebbe giusto punirli allo stesso modo? Io credo di no. Quindi occorre una tutela giuridica ulteriore.

5.4. In democrazia è essenziale il dialogo e la mediazione. In una società pluralista, come è irreversibilmente la nostra, nessuno può pretendere di rendere non-negoziabili valori che non sono sono universalmente condivisi. Potrà lottare, argomentando in modo comprensibile a tutti, perché la legislazione sia il più possibile conforme a quello che lui pensa sia bene, ma disposto ad accettare lealmente le decisioni della maggioranza.

6.1. Un’ulteriore considerazione. Si teme che una legge contro l’omofobia impedisca la libertà di espressione della Chiesa, ma vediamo un attimo: quante volte avete sentito un prete tuonare dal pulpito contro l’abominevole peccato? Quante volte avete sentito il clero tuonare contro il vizio contro natura? Non sto parlando di certi siti web ultraconservatori, ma del clero nel normale esercizio delle sue funzioni pastorali pubbliche: quante volte? Io mai.

Ciò significa che si protesta per impedire che la Chiesa sia impedita di fare qualcosa … che già adesso non fa.

Ma ancora: quante volte nei quattro Vangeli canonici Gesù Cristo condanna l’omosessualità? Nessuna. Se condannare pubblicamente l’omosessualità fosse fondamentale per la fede e la salvezza, certamente il Maestro lo avrebbe fatto.

Sì, si dirà, ma Gesù dice di «non dare scandalo ai piccoli». Bene, ma questo non va inteso solo in senso sessuale, non riguarda cioè solo l’attuazione di comportamenti pedofilici, ma uno spettro più ampio in cui un adulto può dare coscientemente, volontariamente e cinicamente «cattivo esempio», contribuendo a deformare la originaria semplicità del bambino, che dice pane al pane e vino al vino, rendendolo, o meglio contribuendo a renderlo, complicato e perverso. E comunque, per la parte che riguarda la pedofilia, essa non coincide con l’omosessualità: da una parte esistono ad esempio pedofili (maschi) attratti dalle piccole femmine, e dall’altro la stragrande, schiacciante maggioranza delle persone omosessuali non si orienta verso persone prepuberi. Per questo esiste una parola specifica: «pedofilia», perché è altra cosa dalla omosessualità. E la pedofilia non sarebbe certamente “tutelata” da una legge contro l’omofobia.

Io non credo che una legge contro le vessazioni dei deboli sarebbe lesiva della libertà della Chiesa di continuare a dire che i comportamenti sessuali “diversi” sono moralmente illeciti. Ma se anche una limitazione ci fosse, come ripeto non credo ci sarebbe, essa non cambierebbe sostanzialmente niente rispetto alla situazione antecedente a tale legge: a) perché già adesso la Chiesa non tuona pubblicamente contro il comportamento “sessualmente diverso”, ma affida ai testi scritti, che uno può leggersi privatamente, e alla conversazione privata, in confessionale o in direzione spirituale, il proprio giudizio, e b) perché se uno segue Gesù Cristo, non ha bisogno che gli vengano dettagliate fino agli estremi particolari le cose che non deve fare, perché lo avverte già da sé. Come diceva don Giussani: «Se un bambino di due anni leggesse un libro intitolato Quello che deve fare un bambino di due anni, si sparerebbe! Invece, tutto è riassumibile nella frase: «Ascolta tua mamma».» (L’attrattiva Gesù, cap.5) O come diceva S.Agostino: «dilige, et fac quod vis», non esortando certo al disordine morale, ma sottolineando come esista un principio sintetico che guida chi è credente, che potrebbe essere reso da un’altra frase di Giussani, come criterio per sapere se una cosa è buona o no: «che cosa c’entra con le stelle?».

6.2. Si dice: ma la CEI si è espressa contro una legge anti-omofobia. La presidenza della CEI ha effettivamente messo sul suo sito web un comunicato, che non vi è rimasto a lungo (forse neanche un giorno). Scrivevo «Viene il dubbio se tale comunicato, che non porta la firma del card. Bassetti, sia stata un’idea di uno dei membri della presidenza, che ha voluto far passare come atto della CEI quello che è in realtà solo il suo parere. Non mi spiegherei altrimenti perché a quel comunicato non siano seguite altre comunicazioni o perché non sia rimasto sul sito.»

Recentemente, in una intervista a La Stampa, il card. Bassetti, presidente della CEI, ha usato espressioni critiche verso la legge Zan. Vediamo il testo:

«La Chiesa ha attenzione, cura e rispetto per ogni persona umana. Per questo, credo sia fondamentale evitare ogni tipo di deriva ideologica tale per cui sia passibile di sanzione penale per presunta omofobia chi non contempla il modello di affettività espresso da persone dello stesso sesso. La libertà di pensiero, ben diversa dall’istigazione e dalla violenza, non può essere discriminata perché ritenuta discriminante. Si creerebbe un pericoloso ribaltamento di democrazia.»

Se si fosse fermato qui, il suo discorso sarebbe stato ineccepibile. Invece ha voluto aggiungere che

«Il nostro ordinamento giuridico punisce già efficacemente ogni tipo di attacco alla dignità personale e ogni aggressione».

Ci permettiamo umilmente e cortesemente di dissentire da tali espressioni, per la ragioni qui esposte : il nostro ordinamento giuridico protegge la persona in quanto persona (quindi per quello che una persona fa), ma non tutela (sempre) la persona in quanto appartiene a una categoria a cui non ha scelto di appartenere (quindi per quello che la persona è). Poco tempo dopo aver rilasciato quella intervista il card. Bassetti si è ammalato gravemente di COVID, rischiando la sua stessa vita. Notiamo en passant che anche papa Francesco I, pochissimo tempo dopo l’emissione della nota vaticana del 17 giugno, ha dovuto essere ricoverato in ospedale (4 luglio 2021).

Il card. Bassetti ha in seguito suggerito che si dialoghi sulla legge contro la violenza omofoba, ritrattando quindi implicitamente l’idea che le leggi attuali bastino e che non occorre tutelare in modo specifico i più deboli.

Quindi con il card. Bassetti la Chiesa non è più contro una legge anti-omofobia, ma contro certi punti di questa legge, la legge Zan. Il che è ineccepibile. In questa direzione si è espresso anche il card. Parolin, che ha commentato la nota del Vaticano del 17 giugno 2021, dicendo che la Chiesa non vuole affossare, ma modificare, dialogicamente, il DDL Zan. Vediamo sotto che cosa andrebbe cambiato.

6.3. Se una legge anti-omofobia ledesse la libertà della Chiesa di condannare pubblicamente l’omosessualità, a maggior ragione dovrebbe ledere la libertà, ad esempio, degli islamici, che credono che il Corano, in cui si comanda di uccidere gli omosessuali, sia dettato da Dio. Ve li immaginate i giudici italiani che incarcerano gli islamici che insegnano il Corano?

7.1. Esistono settori del mondo cattolico che paventano uno scenario catastrofico se passasse una legge contro l’omofobia. È interessante notare che queste aree, chiamiamole senza offesa ultraconservatrici, erano molto allarmate anche dalla approvazione delle unioni civili. Eppure, a diversi anni dalla loro approvazione, non si notano slittamenti di consistenti masse di eterosessuali verso l’omosessualità: non c’è stato il tanto temuto effetto-contagio, e la (quasi) totalità delle coppiette che girano per le strade sono etero. E del resto dovrebbe essere ovvio, essendo l’orientamento “diverso” frutto non di una propaganda, ma di un vissuto, doloroso, che o c’è già o non viene certo creato da una legge.

Ancora, chi paventa oggi una futura persecuzione della Chiesa, sono più o meno le stesse persone e siti web che parlavano di persecuzione della Chiesa da parte della “dittatura” laica durante la fase 1 del covid-19, allorché le funzioni liturgiche non si potevano celebrare in presenza: ma questa idea era smentita dal fatto che ad essere proibiti erano assembramenti di qualsiasi tipo, liturgico cattolico o islamico, cinematografico o sportivo, senza contare che misure analoghe erano state prese anche da moltissimi altri Stati.

Insomma c’è gente che fa dell’allarmismo – mi verrebbe da dire – la sua bandiera e grida alla persecuzione anche dove persecuzione non c’è. Molti, diciamo i “soldati semplici”, lo fanno in buona fede, credo, ma chi li istiga qualche interesse potrebbe avercelo. Per esempio sentirsi importante, avere il proprio momento di gloria. O, nel caso di certi siti web, raccogliere soldini: perché se tu dici alla gente che c’è un pericolo gravissimo, è molto facile che la gente qualche elargizione per lottare contro il diavolo la faccia. E infatti i siti web più allarmisti hanno tutti dei links per raccogliere elargizioni.

7.2. Ma non sarebbe giusto ridurre a mero interesse il motivo che spiega le posizioni dei cattolici “allarmatissimi”. C’è infatti anche un importante presupposto teorico, ed è stato ad esempio esplicitato da Rodolfo Casadei e criticato da Massimo Borghesi, ossia il presupposto che avere lo Stato (e le sue leggi) “dalla propria parte” sia un requisito indispensabile per la fede dei cristiani.

Insomma si dà una indebita sopravvalutazione dell’importanza delle leggi. Il che implica una speculare sottovalutazione della “potenza di Dio” (S.Paolo): se la fede ha bisogno del puntello, della stampella delle leggi statali per esistere, vuol dire che è ben debole, zoppa. Insomma: sfiducia nel Mistero. Si presuppone che la cristianità sia un presupposto del cristianesimo, per usare il termini usati da don Giussani a Varigotti nel ‘68, mentre è vero proprio il contrario. Ciò di cui dobbiamo preoccuparci è di “fare il cristianesimo”, non di puntellare delle forme cascanti (“puntellare l’Impero”).

Del resto questa sfiducia in chi ha per primo “preso l’iniziativa”, come dice una canzone, è smentita dalla storia: la fede si è diffusa (nei primi secoli) avendo lo Stato contro, mentre viceversa si è sempre più ristretta e accartocciata avendo lo Stato a favore (nei secoli moderni, con la religione di Stato).

Non è che avere lo Stato contro sia un bene, solo che non è un ostacolo insormontabile, non è qualcosa da scongiurare a qualsiasi costo, anche a costo di rendere odiosa la fede.

Se Cristo avesse ragionato come gli “allarmatissimi”, Egli, prima di essere preso per essere crocifisso avrebbe chiesto al Padre che gli desse «dodici legioni di angeli» (Mt 26, 53), per impedire che venisse preso e crocifisso; o Thomas Beckett avrebbe dato retta ai suoi sacerdoti che gli chiedevano di “sbarrare la porta” (Th. S. Eliot, Murder in the cathedral, II parte), mentre egli comanda

«Now is the triumph of the Cross, now
Open the door! I command it. OPEN THE DOOR!»

7.3. Ma ancora più a monte l’errore di questi settori ultraconservatori del mondo cattolico è un riduzionismo moralistico e razionalistico del messaggio cristiano: è come se pensassero che il loro compito è aiutare Dio (di Cui pensano di avere capito tutto, mentre per S.Agostino si comprehendis non est Deum), più che farsi aiutare da Dio; ovvero è come se pensassero che il punto è im-porre invece che pro-porre: imporre un’etica, invece che proporre un’ontologia, un Avvenimento; imporre un’etica interamente prevedibile (perché “naturale”) invece che proporre un’ontologia, un Fatto imprevedibile (“soprannaturale”).

Certo, l’ontologia implica anche un’etica («iota unum»), ma come conseguenza, non come (pre)condizione : la gente diventa buona incontrando un Fatto, non incontra il Fatto perché prima è stata capace di essere buona (e men che meno diventa buona in virtù delle leggi statali).

Per questo, oggi più che mai, il compito di un cristiano è la testimonianza, non le barricate all’ultimo sangue perché non passino certe leggi.

8. Il DDL Zan comunque è ben lungi dall’essere perfetto. Ad esempio, e soprattutto, il concetto di «identità di genere» può dar luogo ad ambiguità inaccettabili: come se uno dovesse essere riconosciuto per come si sente in quel momento, separando totalmente identità sessuale dall’assetto biologico. Inoltre le misure di prevenzione ricorrono a modalità che potrebbero rivelarsi invasive, specie in ambito scolastico. Senza contare che il fatto di esplicitare in una legge delle categorie particolari da tutelare è comunque qualcosa che sarebbe meglio evitare, puntando piuttosto su norme generali.

8.1. Ne segue che una modifica, concertata dal più ampio fronte possibile, sarebbe la cosa migliore.

8.2. Ce ne sono le condizioni? I settori populisti che hanno finora fatto ostruzionismo, in barba allo spirito della Costituzione che prevede che i disegni di legge siano discussi e poi votati e non tenuti per mesi in cassaforte, hanno come obbiettivo la modifica di questa legge o l’affossamento di qualsiasi legge? La risposta la vedremo nei prossimi tempi.

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